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mars 2020

Edgar Morin : le virus est philosophe

image from upload.wikimedia.org
En cette période de confinement et de crise planétaire, il y a des liens indispensables à nos équilibres
.

Le fil qu’alimente au quotidien Edgar Morin en est un.

A suivre, sans modération.

 


Front line par Enrico Porsia, #streetreporter

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D’Italie ou d’en France, de Paris, Gênes ou Bastia, d’où qu’il se trouve, y compris quand le « contenimento  s’impose, le journaliste Enrico Porsia  est un « street reporter » qui ne cesse jamais de porter sur le réel le regard du « concerned photographer ».

Durant le confinement, Enrico Porsia nous livre, dans sa langue, sa façon d’écouter-voir notre temps présent.

Merci Enrico.


Tutto il personale medico é impegnato a fare fronte alla pandemia.

Spesso senza mezzi, senza neppure mascherine per proteggersi, lavorano in delle strutture sanitarie inadeguate, smantellate in nome del cinismo criminale ultraliberale, capitalista.

Tutto il nostro rispetto e tutta la nostra stima per tutti coloro che stanno rischiando la vita facendo fronte alla pandemia. Rischiano la vita, innanzitutto, perché i differenti governi , quello francese in testa, hanno fatto una scelta, fredda, crudele: ormai non si può’ fare altro che chiedere alla popolazione di ammalarsi. E di sperare in qualche santo, in qualche madonna, in qualche sogno, o in qualche incubo. Ma, oltre il personale medico, esistono altre categorie della popolazione che sono mandate al macello.

La vita dei più’ poveri  non vale gran che per i filosofi del profitto e della feroce indifferenza. Il povero è già colpevole e se si ammala è, non solo colpa sua, bensì’ un costo, una spesa… un fastidio. In questi giorni osservo con grande ammirazione le cassiere di supermercati.

Come i medici, vivono anche loro avvertendo il pericolo invisibile passare, per forza e in continuazione, a qualche centimetro da loro. lo toccano ogni volta che ci danno il resto, lo respirano in ogni starnuto, in ogni parola pronunciata ad alta voce, una sfilata continua e senza sosta. Una « roulette » russa quotidiana. E per un salario da fame.

Quando sono partito da Genova, le osservavo al Carrefour. del mio quartiere Sorridenti, garbate, un sorriso senza mascherina. Poi, sono arrivati i soli guanti. Il loro sorriso era sempre in evidenza.

Qui, a Bastia, é unicamente da 3 giorni che dispongono delle mascherine, ma, anche con la mascherina, in un posto chiuso, quanto si regge a contatto immediato del virus? Un quarto d’ora? Venti minuti ? Poi la mascherina va cambiata, imperativo. Un imperativo che è evidentemente omesso e trascurato.

A tutte e tutti loro va oggi il mio massimo rispetto. Teniamo le distanze, ma sorridiamo loro, salutiamole e ringraziamole sempre.

Non dimentichiamolo. Mai.

NDLR: Cette chronique ( texte et photo) d’Enrico Porsia a été publiée le 19 mars 2020 sur l’espace Instagram de l’auteur. Ce réseau social livre la traduction française des textes.